Tempo del “vero” bio fuori dai supermarket

Tempo del "vero" bio fuori dai supermarket

 

Le parole sostenibilità, verde-green, bio, eco, km0, vegan, riciclo, packaging verdi invitanti- colorati-riciclati sono diventati il nuovo sexy (una rapida prova: contate il numero di volte che queste parole vengono ripetute nelle pubblicità su riviste, tv, social media).

L’offerta dei supermercati sta cambiando, ed è sotto gli occhi di tutti:

interi reparti dei supermercati sono dedicati al bio, nel reparto latte a lunga conservazione è raro non trovate “latte” vegetale (o meglio, bevanda – sì, l’Unione Europea ha deciso che va chiamata bevanda e non latte – eccetto che per il latte di mandorla!), così come accanto a frutta e verdura di origine, produzione e provenienza “convenzionale”, se ne incontrano di bio e/o a km0.

Unica differenza tra le due casse accostate? La seconda costa il triplo della prima. A parte questa, apparentemente, non ne riscontriamo altre, né nell’aspetto, né nel sapore.

E quegli hamburger di soia che nel reparto frigo sono impacchettati in scatole monoporzione così colorate e carine? Cosa hanno di differente dal classico hamburger di carne che incontriamo qualche banco frigo più in là nel classico packaging di plastica trasparente?

 

Carissime lettrici e carissimi lettori,

oggi ci sentiamo un po’ critiche e polemiche. E sentiamo di aver bisogno di riaffermare le nostre scelte, e ricordarci/vi le nostre motivazioni.

  • Siamo felici di vedere che il mercato abbia recepito la necessità di una parte dei consumatori che chiede prodotti differenti da quelli “classici” ormai standardizzati,
  • siamo frustrate perché questi prodotti “differenti da quelli classici”, in realtà non hanno nessun effetto positivo né sulla nostra salute e sul nostro corpo, né sull’ambiente — provate a leggere le etichette di questi costosissimi prodotti e vi accorgerete che contengono quante (se non più) sostanze dannose dei tradizionali prodotti che fino all’altro ieri erano gli unici che si incontravano negli scaffali dei super. Un esempio per chiarire questo concetto: che siano di soia, di quinoa o di mais, gli hamburger bio-green-etc. che stai per acquistare hanno subito trasformazioni industriali e contengono conservanti. E di sicuro non rappresentano un’alternativa etica a una mozzarella comprata nella masseria dietro casa.
  • Siamo felici di vedere attenzione e curiosità per rimedi e stili di vita più naturali,
  • siamo dispiaciute nel constatare che questo non si traduca nel tornare ai rimedi e nel fare le cose che facevano le nostre nonne, ma nel comprare-comprare-comprare dispendiosi prodotti dalle etichette tanto lunghe quanto misteriose che promettono benefici incredibili. Benefici che forse del banale bicarbonato di sodio avrebbero già permesso di ottenere (eh già, le nonne lo usano per ogni cosa, vero?).

 

Apriamo gli occhi: la grande distribuzione ci ha ancora una volta fregato e ingannato!

Ci ha messo lì in bella vista sugli scaffali dei prodotti che come unica riprova della loro genuinità rispetto a quelli “classici” hanno il prezzo triplicato, e una bandierina verde con una foglia stilizzata (le famose certificazioni).

E così, mentre consumiamo “latte” di mandorla contenente appena il 2% di mandorle,  credendo di far bene a noi stessi e all’ambiente, di essere più “green”, più fighi e più sostenibili, stiamo semplicemente continuando a fare il loro gioco.  

 

E invece di fare scelte che siano veramente radicali e che presuppongano un cambiamento profondo, ci lasciamo ingannare e continuiamo a restare nelle solite retoriche.

Nei nuovi prodotti che ci vengono venduti, di rivoluzionario c’è ben poco. C’è quanto siano stati geniali e intelligenti gli ideatori: hanno compreso le nuove necessità del mercato e le hanno assecondate facendoci credere di offrirci prodotti innovativi.

 

Tempo di accorgerci che la sostenibilità non si compra al super! Tempo di realizzare che scegliendo di consumare hamburger bio, stiamo pur sempre consumando prodotti trasformati e semi-trasformati, che, in quanto tali, richiedono una industrializzazione della trasformazione e dunque una industrializzazione della produzione. Ovvero, distruggono l’economia rurale e contadina.

 

 

Quali le alternative in cui crediamo?

  • Crediamo nel potere di unire produttore e consumatore attraverso una filiera corta, che si basa sulla conoscenza diretta e sulla fiducia. Cosa che succede nei GAS (Gruppi di Acquisto Solidali).
  • Crediamo nei mercati contadini, nella piccola scala e nel controllo dei processi produttivi.
  • Crediamo nel potere di noi tutti come consumatori critici e attivi: con le nostre scelte abbiamo il potere (e dovere) di indirizzare l’offerta, abbiamo il potere di sostenere le realtà che producono in modo etico.

 

Crediamo in molte altre cose, di cui vi racconteremo!

 

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