Tempo di arrampicarsi sugli alberi

Tempo di arrampicarsi sugli alberi

“La capacità di cambiare il mondo sta nelle nostre mani, nelle nostre menti, nei cuori, nei corpi e negli spiriti, rivolti all’azione. Non solo possiamo fare la differenza, la verità è che la facciamo veramente e a noi spetta stabilire quale tipo di cambiamento operare. Ognuno di noi ha il potere di guarire o ferire, di essere l’eroe o il distruttore, in ogni momento, a ogni respiro.”

Julia Butterfly Hill, La ragazza sull’albero

 

Qualche tempo fa, mi capitò di conoscere la storia di Julia. Accadde per caso, come sempre per caso accadono le cose belle. La sua dolce storia è tanto magica e surreale che potrebbe iniziare con il classico c’era una volta.

 

E allora,

 

C’era una volta Julia, una ragazza americana, amante della natura, delle lunghe passeggiate e della vita all’aria aperta. Un giorno, scoprì che una compagnia di lavorazione del legno, stava disboscando un’area abitata da sequoie millenarie. E allora, ad appena 23 anni, decise che non poteva stare a guardare, che doveva fare qualcosa. Decise di arrampicarsi su una sequoia, Luna, e di vivere a 55 metri d’altezza, pur di salvarla. Ci rimase per 738 giorni. La salvò e salvò anche l’area circostante.   

tempo di arrampicarsi sugli alberi
Julia sull’albero

La meravigliosa storia di Julia Butterfly Hill ci insegna che piccole azioni hanno un grande potere.

Tempo di capire che la “capacità di cambiare il mondo sta nelle nostre mani, nelle nostre menti, nei cuori, nei corpi e negli spiriti”. Tempo di usare il nostro potere di uomini per guarire piuttosto che per ferire, per essere eroi piuttosto che distruttori”.

Tempo di camminare in un bosco secolare, di trovare la nostra Luna, di toccarla, abbracciarla e percepire la violenta forza vitale che un simile albero può emanare.

Tempo di fare qualcosa, anche se non sappiamo bene cosa.

Io, la mia Luna l’ho trovata, nel Parco Nazionale del Pollino, è un faggio bellissimo.

tempo di arrampicarsi sugli alberi
Credits Paolo Fabio, Piano Ruggio, Parco Nazionale del Pollino

Tempo di accorgerci che come Julia, altre persone si sono rese artefici di piccole grandi azioni di cambiamento:  

poco tempo fa, ho conosciuto Bruno, un rocciatore calabrese e Pino, suo caro amico.

Nel 2015, il comune di Rogliano decise di appaltare la potatura dei lecci secolari a una ditta boschiva. In realtà, la potatura si trasformò in un abbattimento. Per cui, Bruno e Pino, armati di corde decisero di salire sugli alberi e bloccare i lavori, salvando la restante parte dei lecci.

 

tempo di arrampicarsi
Bruno e Pino a Rogliano, 2015

3 piccole azioni per il cambiamento

Ovviamente non tutti possiamo vivere per 2 anni su un albero, come Julia, e neppure fare i tree climbers come Bruno.

E allora, come possiamo cercare di essere parte del cambiamento?

Proviamo ad iniziare:

  • usando meno fazzoletti di carta, e a tornare ai vecchi fazzoletti di stoffa
  • meno rotoli da cucina, torniamo ai panni in cotone
  • ammiriamo, respiriamo, camminiamo in foreste vetuste

Altre idee?

 

Julia scrive (Leggere per emozionarsi!)

“Dopo circa mezzo miglio, la bellezza dell’ambiente circostante cominciò a colpirmi. Più mi inoltravo, più le felci erano grandi sino al punto che tre persone con le braccia allargate non sarebbero state sufficienti per circondarle. Ovunque spuntavano licheni e muschi. Ad ogni curva del sentiero c’erano funghi di ogni forma e dimensione, nelle vivide sfumature dell’arcobaleno. Anche gli alberi diventavano sempre più grandi. All’inizio sembravano normali, ma ogni volta che piegavo all’indietro la testa il più possibile, guardavo su verso il cielo e non riuscivo a vedere le cime. Alti decine di metri, erano più grandi di edifici di quindici, diciotto, persino venti piani. I tronchi erano talmente larghi che dieci persone, tenendosi per mano, li avrebbero abbracciati a stento. Alcuni erano cavi, bruciati dai fulmini, ma ancora in piedi.

Questi antenati degli alberi sono stati testimoni dei giorni dei dinosauri. Avvolti nella nebbia e nell’umidità che serve loro per crescere, quegli antichi giganti si ergevano primordiali ed eterni. Ad ogni passo i miei piedi affondavano nella terra umida. Sapevo di camminare sopra secoli di storia. Mentre mi inoltravo nella foresta non sentivo più né rumore di auto né odore di scarichi. Respiravo l’aria pura e meravigliosa. Era dolce.

Ovunque mi girassi c’era vita, che la potessi o meno avvertire con la vista, l’odorato, l’udito, il gusto o il tatto. Per la prima volta capii cosa significa essere vivi, avvertire la connessione della vita con la sua verità intrinseca – non quella che ci insegnano i cosiddetti scienziati o politici o altri esseri umani, ma la verità che esiste dentro il Creato.

L’energia mi colpì come un’onda. Afferrata dallo spirito della foresta, caddi in ginocchio e cominciai a singhiozzare. Affondai le dita nello strato di terra che aveva un profumo dolce e ricco e pieno di strati di vita, poi chinai la faccia ed annusai. Circondata da questi antichi ed enormi giganti, sentii dissolversi il filtro che salvaguardava i miei sensi dallo squilibrio dalla nostra società affrettata e tecnologicamente dipendente. In questa maestosa cattedrale, potevo sentire il mio essere intero trasformarsi in nuova vita.

A lungo rimasi seduta a piangere. Alla fine, le lacrime si trasformarono in gioia e la gioia in ilarità, e rimasi seduta a ridere per la bellezza che mi circondava.

Due settimane dopo mi resi conto che, se mi fossi inoltrata un po’ di più, sarei finita in una zona boscata dalla Pacific/Lumber/Maxxam Corporation dove questi alberi, che per crescere avevano impiegato migliaia di anni, erano stati abbattuti con le motoseghe in pochi istanti.

Al mondo è stato lasciato meno del tre per cento di queste meraviglie uniche, il resto è stato trasformato in legname per le case e per i mobili da giardino. In questo paese il no profit esiste per conservare le chiese vecchie di centinaia d’anni, ma questi alberi non hanno alcun gruppo organizzato che salvi le loro vite dall’avidità della Maxxam. Conoscere il diboscamento mi fece sentire come se una parte di me stessa fosse stata strappata e violata, proprio come succede alle foreste. Quei maestosi luoghi antichi, i più sacri tra i templi e che ospitano più spiritualità di qualsiasi chiesa, stavano per essere trasformati in radure e valanghe di fango.

Dovevo fare qualcosa. Non sapevo cosa, ma era chiaro che non avrei potuto girare le spalle e andarmene.

tempo di arrampicarsi sugli alberi

Julia Butterfly Hill, La ragazza sull’albero

Per approfondire: guarda l’intervista

 

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