Tempo di consumo come atto politico, dunque rivoluzionario

tempo di consumo come atto politico dunque rivoluzionario

“Sono anni che le piantagioni di avocado si impossessano dell’acqua che dovrebbe essere di tutti”, dice [Veronica Vilches] rassegnata. “E ora i fiumi si sono prosciugati, così come le falde acquifere. La gente si ammala per colpa della siccità: ci ritroviamo a dover scegliere tra cucinare o lavarci, fare i nostri bisogni in latrine o dentro sacchetti di plastica e bere acqua contaminata, mentre i grandi imprenditori agricoli guadagnano sempre di più”.  “Qui ci sono più avocado che persone, solo che alla gente manca l’acqua, mentre all’avocado non manca mai”, si lamenta Veronica mentre continua ad annaffiare i suoi alberi.

Intervista rilasciata a Internazionale da Veronica Vilches

 

Avocado. Quel gustoso frutto esotico dal meraviglioso colore verde acceso e dal sapore particolare, difficile da descrivere. Oggi così di moda nelle diete vegane. Immancabile ingrediente nelle insalate sui menù dei locali hipster – radical chic – BoBo (Bohemian Bourgeois). Esaltato per le sue proprietà, viene consumato in quantità sempre maggiori.

E così, dal lontano Cile, dopo aver percorso vari Paesi, dopo circa 15.000 chilometri, l’avocado approda sugli scaffali dei nostri supermercatiRispettando una semplice regola di base dell’economia secondo cui l’offerta si adegua alla domanda, produttori (spesso grandi imprenditori agricoli e multinazionali) e venditori (GDO, grande distribuzione organizzata), sensibili alla nuova domanda di mercato hanno aumentato esponenzialmente la produzione di avocado.

“Ma chi sono i grandi imprenditori dell’avocado? Molti sono imparentati tra loro e si dice che siano tutti un’unica grande famiglia. Alcuni sono politici di rilievo.” Internazionale, 24 luglio 2017

Ettari di piantagioni hanno sostituito le coltivazioni e la vegetazione locale. La macchina della produzione di avocado si è messa in moto per soddisfare le mutate esigenze alimentari di noi europei oltreoceano.   

 

Ma cosa c’è dietro la produzione del bel frutto verde? Quali sono le conseguenze a livello locale? Quali gli effetti sull’ecosistema?

La triste storia che questo frutto esotico nasconde, è veramente drammatica:

  • aumento delle piantagioni e degli ettari di terra destinati alla produzione di avocado, sottraendo terra alle produzioni locali
  • scarsità di acqua per le altre produzioni
  • utilizzo di pesticidi, erbicidi, ormoni e fertilizzanti
  • impoverimento della popolazione locale, e arricchimento di pochi già ricchi.

 

Siamo ancora sicuri che l’avocado faccia bene alla nostra salute e all’ambiente? Avete ancora voglia di guacamole?

 

Tempo di chiederci da dove proviene il cibo che consumiamo, qual è la storia che c’è dietro, quanta acqua ruba, e a chi la ruba. Tempo di interrogarci sull’effetto delle monocolture e delle piantagioni. Di essere consapevoli dell’impatto ambientale e degli effetti sulla sostenibilità. Tempo di cominciare a farci domande sulle mode alimentari, sui chilometri percorsi dal cibo, sulla stagionalità di frutta e verdura, sugli effetti delle nostre scelte di consumatori. Tempo di riconoscere l’importanza del consumo come atto politico e, dunque, rivoluzionario. Tempo di conoscere la triste storia di alcune produzioni, che si ripete e riguarda altri prodotti che abitualmente consumiamo.

 

“Ogni atto di consumo promuove una realtà, ed è, dunque, un atto politico che può essere rivoluzionario.”  Vandana Shiva

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*